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Oggi non sono qui, ma di là, con Lorraine Pascale!

>> giovedì 16 maggio 2013

Follow me - Muse


Si, proprio così, dovete andare qui per leggere la strepitosa ricetta di questi fagottini croccanti e farciti del ripieno più buono del mondo! 
Non vi dico altro: chi mi ama, mi segua! 

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"Mi porti quello che ha portato alla signorina": Zuppa di ceci, pane e pomodori di Ottolenghi

>> mercoledì 15 maggio 2013

Where or When - Harry Connick Jr

Siamo vicini al Festival di Cannes. 
Prossimamente le news alla televisione ci mostreranno passerelle di star e registi guru.
Quando si pensa al cinema, molti di noi non si staccano dall'idea che il successo di una pellicola sia legato ad una regia particolarmente ispirata o ad un interprete in stato di grazia. 
Ci ricordiamo volti, situazioni, momenti di magia e frasi che diventano immediatamente citazioni. 
Oggi voglio parlare proprio di questo. 
Delle parole dietro ad un film, ma in particolare di una donna che le parole le sapeva usare bene e che grazie alla sua scrittura ironica, intelligente, profondamente divertente, ha saputo regalarci alcuni dei film più belli degli anni  80/90. 
Parlava di donne, Nora Ephron, e lo ha fatto così bene da riuscire a dire quello che molte di noi (orgasmo incluso) non oserebbero dire. 
Questa incredibile scrittrice è morta poco meno di un anno fa e la notizia della sua scomparsa a suo tempo mi addolorò profondamente. 
Ho sempre avuto desiderio di parlare di lei in uno dei miei post ma fino ad oggi non ne ho avuta l'occasione. 
Mi è ritornata in mente rivedendo uno dei suoi film recentemente, pensando a quanto siano perfetti certi dialoghi, certe battute ad effetto, l'intelligenza nell'analisi caratteriale dei personaggi e lo sguardo leggero e disincantato sulla realtà in cui si svolge l'azione. 
Tutt'oggi penso che il mondo del cinema abbia perso una grandissima autrice.
Tutte voi conoscete almeno uno dei suoi film, dal meraviglioso Harry ti presento Sally, al romanticissimo Insonnia d'Amore, dall'amore ai tempi di internet in C'è posta per te, ad una commedia sovrannaturale, Michael, con un John Travolta nei panni di un angelo sovrappeso goloso di zucchero. 
L'ultimo, che tutte noi blogger abbiamo amato senza compromessi e che ha creato l'immagine icona della foodblogger, è Julie & Julia. Lo sapevate?
Questi sono solo alcuni. 
Mi rendo conto però che mentre questi film resteranno nella memoria di tanti, Nora è ancora sconosciuta ai più. 
Come spesso succede, la professione dell'autore di film o di sceneggiatore che dir si voglia, gode di fama solo nel suo ambiente ma il mondo finisce con l'ignorare che se certe storie sono così immensamente belle da farci sognare, dietro c'è la mano di chi la storia l'ha scritta. 
Nora ha vissuto la sua vita con la stessa ironia che riportava nei suoi film. Voglio condividere con voi una deliziosa intervista rilasciata al NY Times non tanto tempo prima di morire, in cui emerge la personalità di una donna che sinceramente avrei voluto avere come amica.
Vi segnalo anche un suo libro, divertente e sagace, scritto nel 2007 ed edito da Feltrinelli: "Il mio collo mi fa impazzire. Tormenti e beatitudini dell'essere donna" 

Ingredienti per 4/6 persone
1 cipolla grande a fette
1 finocchio di media grandezza a fette
120 ml di olio extra vergine
1 carota grande tagliata a rondelle
3 gambi di sedano
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
250 ml di vino bianco 
400 gr di pomodori pelati
1 cucchiaio di origano fresco tritato
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 cucchiaio di foglie di timo fresco
2 foglie di alloro
2 cucchiaini di zucchero
1 litro di brodo vegetale
160 gr di pane raffermo senza crosta
400 gr di   ceci freschi cotti (vanno bene anche quelli in scatola)
4 cucchiai di pesto 
una manciata di foglie di basilico
sale e pepe nero per servire.
Scaldate il forno a 180°
Mettete la cipolla ed il finocchio il una larga casseruola, aggiungete 3 cucchiai di olio e saltate a temperatura media per cic.a 4 minuti.
Aggiungete la carota ed il sedano e continuate a cuocere per 4 minuti, giusto per ammorbidire le verdure, mescolando occasionalmente.
Aggiungete il concentrato, mescolate e cuocete per un altro minuto.
Aggiungete il vino e fate sfumare per un paio di minuti.
Successivamente aggiungete i pomodori pelati con il loro succo, le erbe aromatiche, lo zucchero, il brodo vegetale ed un po' di sale e pepe. Portate a bollore quindi abbassate la fiamma, coprire e fate sobbollire per c.ca 30 minuti.
Mentre aspettate, mettete il pane in forno spezzato grossolanamente con le mani e spruzzato con un po' di olio e sale. Fate tostare per 10 minuti fino a che croccante.
Dieci minuti prima di servire, mettete i ceci in una ciotola e schiacciateli un po' con un batticarne. Se vi piacciono interi, potete lasciarli così. Aggiungete alla zuppa e fate cuocere per 5 minuti.
Aggiungete il pane e fate cuocere per ulteriori 5 minuti.
Servite la zuppa in ciotole con un po' di pesto a parte e irroratela con ottimo extravergine. 


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Una vera merenda toscana...o quasi: Torta di nocciola tonda gentile delle Langhe

>> lunedì 13 maggio 2013

Let's face the music and dance - (Irving Berlin) - Nat King Cole

Mi dimentico sempre di quanto sia bello il luogo in cui vivo. 
E di come spesso, frequentando case di amici, ci si trovi faccia a faccia con la toscanità più schietta, verace, e non con noiosissime invenzioni "finto povero" che imperversano nei "mercatoni" e in agriturismi acchiappaturisti. 
La bellezza emerge proprio dalla spontaneità, dal disinteresse nello styling, dalla casualità. Molti hanno ancora la fortuna di vivere nella casa dei propri nonni, dove sembra, anzi è così, che il tempo non sia mai passato. 
Succede che ci si trovi un sabato pomeriggio con gli amici orchestrali, una volta tanto senza strumenti e spartiti. 
Oggi la musica saranno le voci e le risate di una compagnia affiatata che ha condiviso moltissime emozioni negli anni.
Arrivo a casa di Angela, la fortunata proprietaria del casale alle porte di Siena, quando la luce del sole sta calando riversandosi come un fiume di lava dorata su tutto il paesaggio, e quello che riesco a provare è un infinito senso di gratitudine e di privilegio. Ma evito di parlare. Mi godo ogni istante, e se posso, cerco di immobilizzarlo con un clic.





Come in ogni merenda cena-toscana che si rispetti, non può mancare la brace,  succulenti salsicce e saporito costoleccio preparati dalle mani esperte di abili barbecue men.
Mentre qualche coraggioso sfida il fumo sulla brace, la compagnia apre le danze con ottimo pecorino e salame da sposare a delle fresche favette già pronte in rustici certi sulle tavole
Intorno alle numerose tavolate che la nostra ospite ha allestito con cura, c'è anche chi spera di ricevere un assaggino delle bontà che gli sfilano sotto il naso.
Io mi guardo intorno, e non smetto di pensare a voi, alle mie amiche foodblogger, che in questo capanno degli attrezzi, approntato per l'occasione in sala ricevimenti, perderebbero la testa per gli incredibili oggetti appesi e disposti ovunque in maniera casuale. 


Mia figlia ha trovato compagnia e preferisce fare spedizioni alla ricerca di papaveri, che ascoltare i racconti di musicisti nostalgici
La cena si conclude con un carosello di dolci perfetti per l'occasione: crostate, torte di mele, deliziosi cookies al cioccolato preparati da Anna, la nostra arpista americana, ed un dolce che ho preparato per l'occasione, facilissimo e davvero stupendo, e che vorrei poter mangiare proprio adesso (perché ero troppo sazia per gustarmelo a dovere). 
Non ho potuto fotografare la fetta per ovvie ragioni, ma voglio ringraziare Ambra per aver condiviso la ricetta, perché posso giurarvi che è una delle torte più buone che abbia mai assaggiato in vita mia. 
Non è propriamente un dolce primaverile ma ho cominciato l'operazione svuota dispensa e mi sono resa conto di avere ancora tantissime nocciole piemontesi già sbucciate e tostate, in più quelle che mi ha regalato Ale, e che con il caldo incombente rischiano di irrancidire, quindi dovrò dar fondo a tutta la frutta secca che stanzia sui miei scaffali. 
Ingredienti per 10/12 persone
350 gr di nocciole IGP Piemonte, sgusciate e tostate
150 gr di burro
250 gr di zucchero
100 gr di farina
3 uova
un pizzico di sale
una bustina di lievito
Tritate le nocciole finemente. Io le ho messe ne cutter con 100 gr dello zucchero previsto in maniera da non far rilasciare l'olio durante l'operazione. Cercate di tritarle con il pulse.
Mescolatele quindi con il resto dello zucchero, della farina setacciata con il lievito.
Separate le uova. Sbattete i tuorli leggermente ed aggiungeteli al composto cercando di ammorbidirlo con un cucchiaio di legno.
Fondete il burro ed aggiungetelo alla farina di nocciole con il sale. Io ho aggiunto a mio gusto, un cucchiaino di estratto di vaniglia.
Montate a neve ferma gli albumi ed aggiungeteli con estrema delicatezza al tutto.
Sistemate il composto in una teglia da 26 cm imburrata e coperta da carta da forno.
Cuocete in forno preriscaldato a 200° per 35/40 minuti. 
Fate attenzione alla cottura. Non deve seccarsi troppo.
Se vi piacciono i Brut ma bon, questa torta vi farà impazzire. Il profumo delle noccioli è inebriante e si sposa meravigliosamente con del moscato naturale o dello Spumante d'Asti. 

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La cucina dell'Extravergine: L'olio Campano ed un uovo poché into the wild!

>> venerdì 10 maggio 2013

Society - Eddie Vedder - Into the Wild Soundtrack

Ci eravamo lasciati con un delizioso Olio Umbro ed una cacio e pepe incarciofata! 
Adesso proseguiamo il nostro viaggio in collaborazione con l'Associazione Nazionale Città dell'olio, alla scoperta dei meravigliosi oli extravergine italiani scendendo nuovamente verso sud, in una regione che riserva notevolissime sorprese circa la produzione olivicola.
E' il turno dell'Olio Campano, in particolare di un olio che arriva dalla provincia di Benevento. 
Con mia grande sorpresa, ho scoperto che la Campania è una delle regioni a maggiore produzione olivicola, circa il 9% del totale nazionale anche se per la maggior parte questo è destinato all'autoconsumo ed alla vendita all'ingrosso. Sul territorio sono presenti la bellezza di 80 cultivar autoctone e pare che molte di queste siano state introdotte dai Fenici e dai Greci. 
Gli oli campani hanno un dolcezza di base ed un flavor molto delicato ma con la sempre più profonda attenzione alla produzione, si stanno ottenendo oli più intensamente aromatici. 
L'olio della zona di Cerreto Sannita, che ho avuto la fortuna di assaggiare oggi (e che lo scorso anno ha vinto il prestigioso premio Ercole Olivario), è veramente speciale. Estremamente fruttato, con un lieve piccante e l'amaro tipico delle erbe spontanee, dell'ortica e degli asparagi, ed è per questo che ho voluto provare questa ricetta estremamente primaverile, frutto di una recente scorribanda in un bosco vicino. 
Ho trascorso il 1 maggio frugando nel sottobosco di un Eremo che si trova vicino a casa mia, dove so che crescono numerosi asparagi selvatici. Ovviamente qualcuno era già passato prima di me, ma ho un occhi allenato, frutto di anni ed anni di esperienza di vita selvatica, e posso vantarmi di essere una brava cercatrice di asparagi e funghi! 
Sono riuscita a trovarne un mazzetto, che qui chiamano anche "asparagina", e delle giovani e fresche foglie di ortica. 
In origine pensavo di  utilizzare l'ortica per farci un risotto ma poi ho seguito l'istinto e il magnifico aroma dell'olio a disposizione.
Ne è venuto fuori un piatto senza falsa modestia davvero gustoso, che ho molto amato per semplicità ed intensità di sapore, grazie anche alla nota importante conferitagli dall'Olio Racioppella.
Ho aggiunto un tocco di sapidità e croccantezza con del rigatino di Cinta Senese (perdonatemi, ma indulgo sempre nell'amor Toscano). 
Prima di passare alla ricetta, ecco di seguito le stupende ricette che hanno pensato per voi le mie amiche d'avventura:
FRISELLE di Fausta - Caffè col cioccolato
'A ZUPPA E STAGGIONE DI EDUARDO di Sabina - Cookn'book
INVOLTINI DI RISO CON POLLO TACCHINO E CAROTE di Stefania - Cardamomo and Co.
Uovo Poché su vellutata di asparagi selvatici e ortica e rigatino di Cinta croccante
Per 2 persone 
2 uova freschissime
un mazzetto di asparagi selvatici (c.a 150 gr)
un mazzetto di foglie d'ortica giovani (c.ca 50 gr)
mezzo gambo di sedano
una piccola patata
1 spicchio d'aglio
1 piccola cipolla
30 gr di rigatino di Cinta Senese tagliato sottile
2 fettine di pane napoletano o toscano tagliate medie
500 ml di brodo vegetale fatto in casa
Olio Extravergine Racioppella
Fiori di rosmarino per decorare
Sale e pepe qb
Preparate il vostro brodo vegetale in anticipo e portatelo a ebollizione.
Pulite gli asparagi, tagliate le teste e tenetele da parte. 
Pulite con grande attenzione le foglie d'ortica passandole ripetutamente sotto l'acqua.
Sbucciate uno spicchio d'aglio, pulite la cipolla e tagliatela a spicchi, e versate 2 cucchiaiate di olio extravergine Raciopella in una casseruola con aglio e cipolla. Aggiungete una fettina di rigatino e accendete la fiamma. Fate rosolare molto dolcemente.
Pulite la patata e tagliatela a fette. Pulite il sedano e tagliatelo a dadini.
Dopo cinque minuti che gli odori sono in cottura, aggiungete la patata, il sedano, l'ortica e le gambe di asparago. Alzate leggermente la fiamma e aggiungete il brodo giusto per coprire. Non deve essere troppo perché dovrete ottenere una crema vellutata. 
Aggiustate di sale e fate cuocere a fiamma media fino a che le verdure non saranno morbide. 
Nel frattempo preparate l'uovo poché con un abile trucco.
Prendete due rettangoli di pellicola trasparente e spennellateli con un goccio d'olio quindi sistemateli con la parte oleata verso l'alto, in 2 ciotoline. 
Rompete le uova e versatele con delicatezza ognuna in una ciotola. 
Chiudete i lembi della pellicola ed arrotolatela su se stessa sigillando bene con un pezzettino di spago. 
Portate a ebollizione l'acqua in un pentolino.
Appoggiate delicatamente i pacchettini con le uova nell'acqua (che non dovrà bollire ma solo sobbollire) e fate cuocere per c.a 2 minuti e mezzo.
Togliete i vostri pacchettini e tenete da parte. 
Saltate le punte di asparago con un filo d'olio ed un goccio di brodo fino a che non saranno cotte ma al dente. Tenete in caldo  
Fate scaldare una padella con fondo antiaderente a fiamma media ed appoggiatevi 4 fette di rigatino. Fate asciugare per un paio di minuti, girandole regolarmente con una pinza. Diventeranno croccanti. Asciugatele dal loro grasso con della carta assorbente e tenete da parte. 
Eliminate l'aglio e la fettina di rigatino dalle verdure quindi frullate bene con un mixer a immersione sino ad ottenere una crema molto vellutata e non troppo densa. 
Versate la crema sul fondo di una scodella.
Tostate le fette di pane e date loro la forma rotonda con un coppapasta di c.a 8 cm.
Versate l'olio sul pane e siate generosi. 
Sistemate il pane sulla vellutata quindi, con estrema attenzione e delicatezza, liberate le uova dalla pellicola (dovrebbero scivolare via facilmente) e sistematele sul pane. 
Decorate il tutto con le cime di asparagi e le fettine di rigatino. 
Irrorate abbondantemente con l'Olio Raciopella e decorate con fiori di rosmarino. 
Finite con una spolverata di pepe nero macinato fresco e servite subito.
Con questa ricetta, partecipo ancora e con grande piacere al contest di Ambra del Gattoghiotto in collaborazione con Il Rifugio Meira Garneri 




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Margheritine di Stresa....un week end al Lago.

>> lunedì 6 maggio 2013

Le Cygne de Tuonela - Jean Sibelius

E' da un po' che ci penso.
Forse perché ultimamente il blog langue per ragioni direttamente proporzionali agli impegni lavorativi. 
In effetti per una grande parte della mia vita, il mio lavoro è stato una sorta di dipendenza. Non riuscivo a smettere di pensarci, neanche una volta chiusa a chiave dietro le mie spalle la porta dell'agenzia. 
Per lunghe notti sono stata in ansia pensando a clienti in viaggio o magagne da risolvere. 
Succede che si resta agenti di viaggio anche quando viaggiamo per nostro piacere, quando ci abbandoniamo alla scoperta. 
Succede che la prima cosa che ti viene da pensare è "devo assolutamente proporre questo luogo ai miei clienti", oppure "la colazione in quest'hotel è pessima" e via dicendo.
Io vendo viaggi e nell'immaginario collettivo, faccio un lavoro ganzo
Mi piacerebbe portare un po' dei sogni che vendo ogni giorno negli spazi di questo blog. 
L'ho fatto già in passato, ma poco fino ad oggi, ed avrei così tante storie da raccontare. 
Mi piacerebbe riuscire a farlo periodicamente, magari in una rubrica ma ultimamente sono scostante in tutto e devo cogliere l'attimo. 
Quindi è probabile che mi metta a parlare di viaggi senza tregua per le prossime settimane e poi mai più.
Voglio cogliere l'occasione di un bellissimo week end appena trascorso in uno di quello che chiamo "i miei posti", intendendo per "miei posti", tutti quei luoghi in cui sono rimasta vittima del famigerato "coup de foudre" (alla fine, non so perché, mi innamoro sempre di ogni posto in cui vado). 
L'occasione di raccontarvi un posto incantato che ha mantenuto un fascino "fin de siècle" anche grazie alle numerose tracce di art dicò che si trovano negli edifici che costellano il lago.
Il Lago Maggiore non assomiglia a nessuno degli altri grandi laghi del Nord, anzi, potrei dire che Lago Maggiore, Lago di Como e Lago di Garda non hanno nulla in comune se non il fatto di essere laghi. Non trascurate di visitare l'uno solo perché avete già visto gli altri. 
Il Lago Maggiore ha le isole, non solo quelle universalmente conosciute come Isole Borromee, ma anche altre 2 isole pressoché sconosciute che si trovano nell'Alto Lago e che ospitano i ruderi dei castelli di Malpaga ("I Castelli del Cannero").
Non vi servirà tanto tempo per scoprire la zona. Tre giorni potrebbero bastarvi ampiamente se sapete dove andare. 
La prima tappa è sicuramente una visita all'Isola Bella e l'Isola di Pescatori, le più importanti delle isole Borromee. Personalmente amo l'Isola dei Pescatori per il suo carattere ancora integro e sincero. Vicoli stretti, scale arrampicate su ballatoi in legno, angoli romantici non premeditati, fiori e azzuro, barche a riposo e sassi bianchi. 
Il battello della Navigazione Lago Maggiore parte con estrema frequenza da Baveno o Stresa, ma esistono anche compagnie private che per un importo poco più alto, fanno la spola tra le tre isole con motoscafi e spostamenti più veloci.
Un'esperienza assolutamente divertente e ricca di sorprese, è il circuito in battello Stresa-Locarno, con proseguimento fino a Domodossola con il Trenino delle Cento Valli. I più bei paesaggi della Val d'Ossola e della Val Vigezzo, conosciuta come la Valle dei Pittori. Vallate, orridi e burroni, cascate, piccoli borghi, chiese e campanili: questo è ciò che vi scorrerà davanti agli occhi imbambolati in neanche 2 ore di percorso. A Santa Maria Maggiore, potreste anche scendere per visitare il suggestivo Museo dello Spazzacamino (dove scoprirete vostro malgrado, la terribile vita di questi personaggi che nel 90% dei casi erano bambini che non superavano i 12 anni di vita). 

Questo itinerario vi porterà via un'intera giornata ma sarà ben spesa. 

Proseguendo la vostra scoperta del lago dal versante di Stresa, se la giornata è piena di sole, il panorama più bello si gode dal Giardino di Alpina, prima tappa della vostra risalita in funivia sul Mottarone (e personalmente vi consiglio di fermarvi qui, perché la funivia sale grazie a 2 uniche campate per cui se ve la fate sotto salendo lo scaleo di casa vostra, pensateci due volte prima di arrivare in vetta). In ogni caso la vista da Alpino vale qualsiasi vertigine. 
Lo scorso settembre, una terribile tromba d'aria ha devastato uno dei giardini botanici più belli del nostro paese: Villa Taranto. Sono stati fatti enormi lavori di recupero ma la villa è nuovamente visibile. Non perdetela perché è un luogo incantato.
Ovviamente non si può mancare una passeggiatina a Stresa, minuscolo borgo con una minuscola piazza su cui sorgono deliziosi negozi e svariate pasticcerie che vi alletteranno con la specialità del luogo: Le Margheritine. Non fermatevi subito alla prima. Spostatevi un po' più avanti per assaggiare quelle della Pasticceria Marcolini, in assoluto la migliore della zona.
Prima di partire, concedetevi un pranzo indimenticabile. Salite fino alla statua del San Carlone, il S. Carlo Borromeo che si trova sopra ad Arona. Proprio lì di fronte, sotto lo sguardo benevole del Santo del Lago, si trova il piccolo ristorante Il Glicine al Lago. A parte la posizione, assolutamente meravigliosa sporta sul lago, la cucina è sincera, tradizionale e generosa. Non potete andarvene senza avere assaggiato l'antipasto del Glicine (per minimo 2), con cui potrete tranquillamente fare pranzo. Almeno una decina di piattini colmi di ogni delizia, calda e fredda: salame d'oca, uova di quaglia, carne all'albese con tartufo bianco, porri fritti, frittatine e soufflé di patate, cipolline in agrodolce...eccetera eccetera eccetera....La chiusura perfetta del pranzo è la fonduta di cioccolato di cui evito dei svelare le meraviglie. Fateci un salto e mi direte.
Non potevo lasciarvi senza parlare di questi meravigliosi biscottini che molte di voi sicuramente conoscono. 
Le Margheritine di Stresa altro non sono che l'evoluzione dell'Ovis Molis ma presentate con un aspetto charmant per omaggiare una regina. 
Le forme sono molteplici ma io ho voluto replicare quella della pasticceria Marcolini, che mi piace particolarmente perché è l'esempio della semplicità. Una piccola ruota con un foro al centro in cui si raccoglie lo zucchero a velo con un effetto assolutamente incantevole. 
La ricetta migliore del web è quella di Pinella. 
Il risultato finale è estremamente simile agli originali, se posso dire ancor più friabile. Io amo la frolla sabbiosa e impalpabile che si ottiene con l'uso dei tuorli sodi. Migliora con i giorni ed è una coccola irresistibile, con e senza tea. Io non faccio differenze.
La parola d'ordine è però: burro di qualità
Non trascurate questo dettaglio. Il sapore perfetto non è tanto l'uso corretto degli aromi, quanto l'utilizzo di un burro perfetto. 
Ingredienti per c.ca 40/50 margheritine

250 g di burro
120 g di zucchero a velo
la scorza grattugiata di 1/2 limone
un pizzico di sale
4 tuorli di uovo sodo tritati finemente e passati al setaccio
200 g di fecola di patate
200 g di farina 00
mezza bacca di vaniglia
Tirate fuori il burro dal frigo almeno mezz'ora prima o meno in periodi caldi. Non deve essere troppo morbido. 
Cuocete i tuorli separatamente dagli albumi. 
Rompete l'uovo, separate l'albume e mettete il tuorlo in una piccola ciotola e versatelo con estrema delicatezza in una casseruola piena di acqua fredda. Fate così per tutte le uova. Accendete la fiamma e portate a ebollizione, quindi spegnete e fate raffreddare l'acqua con i tuorli dentro. I tuorli si cuoceranno alla perfezione. 
Mettete il burro tagliato a dadini nella ciotola della planetaria quindi aggiungete lo zucchera a velo ben setacciato, i semini di vaniglia e la scorza grattugiata finemente del limone.
Impastate con la foglia fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Passate bene i tuorli al setaccio e cominciate aggiungendo un cucchiaio di tuorli al composto di burro e zucchero, poi dopo aver mescolato con cura, aggiungete il resto. Il composto diventerà bello giallo e uniforme.
Prendete la farina e la fecola e setacciatele due volte quindi aggiungetele al burro e velocemente impastate per ottenere una palla. Avvolgetela nella pellicola e fatela riposare almeno mezzora o più (io ho dovuto lasciarla più a lungo).
Stendete la frolla sulla spianatoia aiutandovi con pochissima farina per non modificare l'impasto. Stendetela non più sottile di 1 centimetro, siate generose: questi biscottini sono favolosi quando sono belli consistenti.
Con un tagliapasta di 4/5 cm di diametro, ricavate le vostre margheritine e con la punta stellata di una bocchetta per sac a poche, (dalla parte della punta), fate l'avallatura al centro dei biscotti. 
Raccogliete i ritagli e cercate di rimpastarli senza lavorare troppo la pasta, quindi ricominciate da capo fino alla fine dell'impasto. Prima di cuocerli, è buon uso ripassarli in frigo per almeno una 20n a di minuti in modo che il burro si riprenda.
Cuoceteli su taglie coperte di carta da forno preriscaldato a 180° per c.ca 10 minuti. A me ne sono serviti 14. I biscotti non si devono dorare. Controllate la base, e quando è dorata, potete toglierli. Sopra devono restare belli bianchi. 
Non li toccate fino a che non sono freddi. 
Una volta freddi, spolverateli con abbondate zucchero a velo e conservateli in un contenitore ermetico.


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Lemon Friands....crisi di astinenza da viaggio.

>> venerdì 3 maggio 2013

Si viaggiare - Lucio Battisti


Sono arrivata in quel periodo dell'anno in cui mi comincia la depressione da mancanza di aeroporto
In inverno si addormenta praticamente tutto. 
Mi piace stare in casa, mi piace cialtronare in giro tra cucina, divano, televisione. La mancanza di luce fa il resto, rallenta il mio bioritmo e mi sta bene così.
Però adesso alle 8 di sera è ancora giorno. 
Appena spunta un barlume di sole, il paesaggio si trasforma e la sua bellezza ti stranisce. Tutto quello che voglio in questo momento è stare fuori casa. 
Magari armata di trolley, passaporto e biglietto aereo fra i denti per qualche destinazione sconosciuta (al momento sono in fissa per l'Oriente o Medio Oriente - Yotam accidentantiattè). 
Io amo visceralmente gli aeroporti. 
Sono degli universi brulicanti di vite che vanno chissà dove. 
Mi piace tutto degli aeroporti, anche le file che devo fare al gate, le procedure di sicurezza, e se devo dirla tutta, anche le attese che mi consentono di imparare a memoria tutti i prodotti dei duty free. Immagino di essere una viaggiatrice seriale che passa la vita tra gate e fingers, a mangiare noccioline nelle lounge business e che chiama per nome i piloti delle compagnie. 
Mi piace l'odore, il suono delle chiamate dei voli, le voci scocciate delle hostess che cercano i ritardatari con l'altoparlante. 
Ma più di tutto mi piace osservare la gente, immaginare la ragione per cui la vita li ha portati là dentro, indovinare da dove vengono e perché vanno. Per un singolo momento, un istante piccolissimo, migliaia di persone condividono lo stesso destino nello stesso luogo allo stesso momento. Mi fa un po' impressione. 
Invece devo ringraziare il cielo per brevi week end sulla terra ferma, diciamo dietro l'angolo và, e non lamentiamoci troppo.
Per il momento non ci sono viaggi o prospettive di avventure fuori confine. 
Mi dovrò accontentare di vedere partire persone (spero che siano tante) da dietro la mia scrivania e cominciare a fantasticare sul prossimo grande viaggio che potrò concedermi, chissà quando e chissà dove.
Però, non so voi, ma il solo programmare mentalmente il mio prossimo viaggio, la mia prossima partenza, mi fa sembrare tutto il resto più leggero, più facile
La verità vera è che trovo strano quando qualcuno mi confessa di non amare viaggiare. Lo trovo innaturale. O forse sono solo io che che sono fissata. 
Ho sempre creduto che una delle prerogative dell'uomo fosse proprio il desiderio profondo della scoperta di altre terre, di altre culture. 
Se ci pensiamo bene, ci sono dei popoli che vivono così, spostandosi, e non solo perché ne hanno bisogno per sopravvivere, ma perché ce l'hanno dentro. 
In ogni caso ho la certezza che chi non ama viaggiare ha qualche disfunzione, qualche trauma subito da piccolo...un po' come quelli che non amano il cioccolato. 
Mi insospettiscono.
Basta, lo so che mi odiate ma non ce la faccio. 
Dovrei postare insalate, bicchieri d'acqua, soffi d'aria, invece mi ostino a preparare dolci. 
Si, sono a dieta, cominciata e interrotta millanta volte a causa di ponti, pic nic e maledette cene con amici. Però la volontà c'è e diciamo che comunque sono a dieta nonostante i Friands.
Che saranno mai questi friands? 
Me ne sono innamorata leggendo la ricetta su una rivista inglese. Non hanno niente a che fare con i muffin o cupcakes anche se si possono usare gli stampini ad hoc. 
Questo dolci inglese da te sono favolosi e creano una forte dipendenza se amate le mandorle, se per voi la frangipane è un colpo al cuore e se avete un anima retrò, e soprattutto se avete una buona quantità di albumi da smaltire. Infatti in questo dolce non si usano tuorli.
Scegliete un te molto aromatico e intenso. Deve essere un te di personalità, magari un Hassam bello strong perché all'assaggio questi dolcetti mi ricordano delle pastarelle turche piene di mandorle e miele e la dolcezza a volte, va contenuta con la forza. 
Ingredienti per 12 lemon friands
190 gr di burro non salato
60 gr di farina 00
200 gr di zucchero a velo + extra per rifinire
125 gr di farina di mandorle
l’albume di 5 uova medie
zeste di limone finemente grattugiate
un cucchiaino di essenza naturale di vaniglia
Preriscadate il forno a 180 °.
Sciogliete il burro in un padellino a fiamma bassissima senza farlo bollire. 
Ungete  12 stampini da muffin o da tortine e spolverateli di farina eliminandone gli eccessi.
Setacciate la farina e lo zucchero a velo in una larga ciotola quindi aggiungetevi e mescolate la farina di mandorle.
Sbattete con una frusta gli albumi in modo da montarli leggermente. Non devono essere a neve ma solo sbattuti.
Aggiungeteli agli ingredienti secchi con il burro sciolto, le zeste di limone, la vaniglia, e mescolate fino a che il composto è ben combinato formando una pastella non troppo solida.
Riempite ogni stampino per 2/3 quindi fate cuocere per 25/35 minuti fino a doratura, e fate comunque la prova stecchino per sentire se il centro è completamente asciutto.
Lasciate raffreddare per 5 minuti negli stampini quindi rovesciateli su una gratella e sformateli. Fate raffreddare completamente e spolverateli generosamente con zucchero a velo.
Sono buoni subito meravigliosi i giorni successivi. Vi consiglio di aspettare. Conservare in contenitori ermetici per 3-4 giorni.

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